Albenga da Napoleone all’Unità di Italia

Primo volume di un progettato trittico, che presenterà la storia di Albenga dalla fine della Repubblica ligure sino ai giorni nostri, questo testo ci presenta i fatti storici e sociali dal 1794 sino al 1861. Trattandosi di tematiche storiche, si potrebbe “temere” una certa noia nella lettura, infarcita di note, di citazioni o di rimandi a piè pagina, ma non è così per questo volume, scritto con intelligenza, tale da suscitare curiosità pagina dopo pagina, conducendoci idealmente per mano dalla Repubblica di Genova, in cui Albenga è capoluogo di un distretto composto dalla Città, dai Borghi e Ville sino al passaggio del 1861 da Regno di Sardegna a Regno d’Italia.
Il 1794 segna per tutta la Liguria il declino dell’antico potere aristocratico e invece il diffondersi delle idee democratiche, nate con la Rivoluzione Francese e la città di Albenga, che è sede del quartier generale francese durante la Campagna d’Italia e vive direttamente e intensamente quel periodo.
Nel 1794 la struttura urbana della città di Albenga ha ancora, pur con qualche modifica, la pianta ortogonale romana, è divisa in quattro quartieri (San Siro, San Giovanni, Santa Maria e Sant’Eulalia) e in pratica è ancora come presentato dalla carta di Matteo Vinzoni del 1700, tanto che la nostra storia di Albenga dalla fine del Settecento si apre proprio con una bella riproduzione a colori della carta Vinzoniana. Viene descritta la situazione sociale dell’epoca, che vede presenti famiglie nobili, ricche e importanti, commercianti e rivenditori, artigiani e marittimi, ma anche “moltissime persone che niente e poco possiedono” e che per la loro miseria non possono nemmeno permettersi un alloggio in città e trovano rifugio in precari ricoveri della piana.
()Esistono già, però, ben due strutture ospedaliere, ovvero l’Ospitale di Santa Maria della Misericordia e l’Ospitale di San Crispino che ospitano degenti a cui i parenti non possono garantire assistenza domestica e alcune istituzioni di beneficenza: l’Opera Pia Bernardo Ricci e l’Opera Pia Mariettina della Lengueglia. A rallegrare la popolazione vi sono le feste religiose, a cui sono legate le fiere, il teatro cittadino, i proibiti (ma praticati) giochi di carte, i giochi ginnici e alla palla (effettuati tra gli schiamazzi della folla al di fuori delle mura cittadine) e la pratica venatoria, che dato il costo di uno schioppo e della munizioni, era ovviamente messa in pratica solo dalle classi abbienti.
Il 14 aprile 1794 otto mila soldati francesi scendono dalla strada del monte verso il fiume Centa ed entrano in Albenga dalla porta Arroscia, intonando la “Carmagnola” e il Comune si troverà di fronte alla necessità di far fronte alle ingenti spese necessarie per “ospitare” le truppe francesi. Proprio ad Albenga si incontreranno il generale Massena e Napoleone, appena nominato generale in capo dell’esercito di stanza in Liguria e dalla loro coesione partirà la conquista delle altre aree italiane (in primis il Piemonte). Sorge la Repubblica Ligure, che tra l’altro metterà in atto la confisca di arredi sacri e beni della Chiesa. Nel 1798 viene varata la legge “per la soppressione e traslocazione dei conventi e dei monasteri” (che tanti danni provocherà a un patrimonio artistico di immenso valore) e nel gennaio del 1800 una terribile “epidemia di febri” forse dovuta al consumo di cibi avariati, provocherà un numero rilevante di vittime.
Come spesso è accaduto nei secoli, anche il Centa aumenta i problemi, devastando il territorio nel 1802, rendendo instabile il ponte Branca (in quel tempo ancora in legno) e facendo crollare le “muraglie” costruite in punti critici del fiume. Dal 1805 al 1814 avremo l’Impero francese e Albenga verrà iscritta nel Dipartimento di Cairo Montenotte, con capoluogo a Savona, che porterà sempre più numerose gabelle e soprattutto la coscrizione obbligatoria (a cui si potranno sottrarre, con varie scappatoie, solo i benestanti). L’Albenga che i francesi lasciano nel 1814 è profondamente mutata dal punto di vista urbanistico, perché espropri e successive vendite all’incanto hanno fatto scomparire ben quatto conventi entro le mura (tra cui il San Tommaso) e dal punto di vista sociale, perché gli aristocratici sono stati allontanati dal potere (e in seguito con l’Impero parzialmente reintegrati) e si è avuto il prevalere della classe intermedia dei ricchi proprietari e dei professionisti; nel 1814 subentra il Regno di Sardegna e nel 1818 Albenga torna ad essere capoluogo di provincia. Nella statistica del 1822 è riportato che Albenga conta 4.088 abitanti, ripartiti in 2.010 maschi e in 2.078 femmine. Nel 1832 le strade cittadine vengono lastricate e ne inizia la loro illuminazione “con 18 fanali, disposti lungo le vie principali”.
Nel 1848 il Sovrano Carlo Alberto emana uno Statuto (che non troverà concordi tutti i ceti sociali). Nel 1854 si avrà una grave epidemia di colera, che mieterà numerosissime vite e il 1861, oltre agli eventi storici a tutti noti, porterà l’inizio della modernità con il progetto della “ferrovia del littorale da Voltri al confine con la Francia”.

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Mario Moscardini – Albenga da Napoleone all’unità d’Italia 1794/ 1861 – Bacchetta Editore – Albenga 2011 – pp. 288 – € 25,00 –

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